sysjena : pensieri e parole


venerdì, luglio 03, 2009

DELIRIO DEL VENERDI

Ecco tutto qui. La prima cosa che mi viene in mente.....ecco...tutto qui. Il barattolo di latta a strisce orizzontali....bianche e marroni...?? Il sapore dell'orzo....forte...e quella sorta di pomposita' che si assumeva mentre si sorbiva il latte con l'Ecco, mentre i grandi lo prendevano con il caffe'...ma era un passo verso l'essere grandi....eravamo quasi nel mezzo....grazie all'Ecco. E quamdo la nonna te lo faceva con la moka nella tazzina...be'....la differenza era poca....e ti sembrava che il mondo  dei grandi fosse li'....a portata di mano. Era un divenire, ma non c'era la consapevolezza che non si potesse poi piu' tornare. Chissa' se sapendolo avremmo voluto veramente crescere. Adesso a volte ci capita di pensare....ma e' tutto qui..?? Non e' poi questa gran cosa prendere il caffe'...quello vero...nelle tazzine e metterlo nel latte....ed anche il vino possiamo bere...e la grappa....e guidare la macchina. Forse ci sventolavano davanti agli occhi queste conquiste per nascondere tutto il resto. E se ti volti con la nostalgia di un tempo....ti accorgi che le porte sono tutte chiuse...e la memoria....la memoria e' lo specchio degli inganni. Ecco.......tutto qui.


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giovedì, luglio 02, 2009

FIGLIO

Sono figlio di un pensiero contorto,
un ramo di glicine che si abbarbica,
che predilige l'estendersi al fiorire,
come se la spiegazione di me,
fosse lontana nello spazio,
che e' indifferente un grappolo viola.

Sono figlio di un'idea malsana,
un acquitrino immoto e putrido,
che cura la sua staticita',
contradditorio all'estensione,
ma prolifico di miasmi,
che forse si accorgono di me.

Sono figlio di una parola muta,
un altoparlante senza elettricita',
ed un muoversi di labbra insonorizzato,
che tutto rimane limbico,
quasi che il coraggio
risiedesse in un filo elettrico.

Sono figlio di un sogno assoluto,
una congerie di colori e di nero,
un coacervo di vite non vissute,
ma forse vivibili, o forse no,
paradossalmente vedovo dell'Es,
come se sognare fosse logico.

Sono figlio della razionalita',
e mi ricopro di ghiaccio quando penso,
mentre dentro arde il dubbio,
e si fa strada il senso emotivo,
come se una pulsione di tenerezza
potesse sciogliere questo involucro.

Sono figlio di questa terra,
ed a questa terra tornero',
mentre i pensieri evaporeranno nel cielo
sotto il calore della grande stella,
ed il ricordo della esistenza
piano piano scolorera' nelle memorie.

Sono figlio dell'universo,
e mi dissolvero' in mille atomi.

30/06/2009


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mercoledì, luglio 01, 2009

Certo che potrebbero anche andare piu' piano. Mi rendo conto che il desiderio pretende soddisfazione, ma per andarsi ad imboscare vicino a casa mia, potrebbero anche non sollevare quel polverone con l'auto, visibile perfino nella notte. Che poi mi viene la tentazione di accendere la luce esterna, che guarda caso e' in direzione della zona dell'imboscamento, cosi', solo per una sorta di piccola vendetta, per rendergli meno intimo il convivio (poi magari gli faccio un favore, che vedere spesso e' meta' del piacere). Perche' loro poi se ne vanno, lasciando traccia del passaggio come se segnassero il territorio, e lasciando quella fastidiosa patina bianca che attenua ogni verde.


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lunedì, giugno 29, 2009

Sabato mi ha chiamato Miki, dicendo che in garage, quello che lui usa come laboratorio per i suoi aereomodelli, c'era un uccello. Sono andato a vedere ed ho trovato il civettino che vedete in foto, inquilino rumoroso (a dire il vero piu' sua madre di lui) che abitava sopra la nostra camera da letto, nel sottotetto. Logicamente si e' nascosto dietro un mobile. Abbiamo deciso di lasciare aperta la porta del garage in modo che ai richiami della madre facessero quello che dovevano. In serata sono cominciati i richiami e gli strepiti. Il civettino non e' piu' risultato essere nel garage, per cui verso l'una di notte lo abbiamo chiuso. Io pensavo che la madre avrebbe dovuto cominciare a nutrirlo a terra. Ma non sempre le storie hanno un lieto fine. Esiste una tragicita' nel mondo animale selvatico, determinata da casualita', ma anche dalla dura lotta con gli elementi. Fatto e' che ieri mattina ho trovato il cadavere del civettino dentro una mastella d'acqua che teniamo piena per innaffiare le piante. L'ipotesi e' che la madre abbia tentato di riportarlo su ma che gli sia  disgraziatamente caduto nella mastella, dove il povero piccolo e' annegato. A me, al solito, le tristi incombenze di rimozione cadavere. Rimane quella foto, che questi piccoli rapaci sono veramente incredibili per aspetto.


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venerdì, giugno 26, 2009

DELIRIO DEL VENERDI

Poi e' arrivata ieri sera, la pioggia, che la terra assetata ne aveva bisogno. Quando il bisogno diventa forte, il soddisfarlo e' molto piu' piacevole. Dovremmo tutti dilazionare i desideri affinche' la soddisfazione sia superiore ? Oppure dobbiamo accontentarci della normale soddisfazione dei nostri piccoli desideri, che spesso trasforma la breve attesa in qualche cosa di meglio della soddisfazione oggettiva ? Il tutto subito puo' portare ad una sorta di voracita' di sensazioni ? Il poco lentamente non puo' forse essere frustrante ? Ed il lasciare che tutto scorra senza sforzo alcuno, non puo' magari costellarsi di vuoti incolmabili, che solo la volonta' di agire puo' riempire ? E' difficile trovare la strada giusta, anche perche' e' tracciata dalla nostra storia, e chi e' che non ha una storia spesso contraddittoria. La terra ieri sera ha bevuto con voracita' l'acqua che cadeva dal cielo, ma lo ha fatto semplicemente per una predisposizione oggettiva. Forse i bisogni che sentiamo forti sono oggettivi, ma come si puo' fare una simile affermazione, visto che un conto e' avere sete, ed un conto e' avere bisogno d'amore, che l'oggettivita', scusate la brutalita', va proprio a farsi fottere. Dove voglio andare a delirare ? Non lo so, ma ho l'impressione che non dobbiamo permettere al bisogno oggettivo di prevaricare il bisogno metafisico, ma anche il contrario. Non si puo' vivere dimenticandosi del nostro corpo, del nostro sangue, e non si puo' vivere dimenticandoci della nostra anima, o della nostra essenza, chiamatela come volete. O meglio.....si puo'....ma il risultato vale la pena ?


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giovedì, giugno 25, 2009

IL VENTO

Ho visto il vento,
l'ho guardato negli occhi,
ma ha distolto lo sguardo,
sfrecciandomi violento sui bulbi,
strappandomi quasi le ciglia.
Poi si e' placato,
ed il mare ha preso a scorrermi
sulle gote inaridite.

11/06/2009


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mercoledì, giugno 24, 2009

Stavo tornando al lavoro dopo la pausa pranzo. percorrendo lentamente la strada bianca, quando ho visto qualche cosa attraversare la strada. Ero a circa 20 metri, ed era qualche cosa di piccolo, ma anche abbastanza lento. per cui ho scartato subito l'ipotesi si trattasse di un topolino. Poi mi sono reso conto di cosa fosse, ed incantato lo guardavo. Ho fermato la macchina, ho preso la digitale (che ho sempre con me) e sono sceso. Era tenerissimo e gli ho fatto delle foto. Una e' quella sotto. Considerate la dimensione delle foglie. Cliccateci sopra per averla ingrandita.


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martedì, giugno 23, 2009

Ho da poco finito di leggere un libro di Josè Saramago, "Cecità'", che ho trovato assolutamente fantastico, e che fa ora parte dei migliori libri abbia mai letto. E' il suo primo libro che leggo, e sicuramente non l'ultimo. Al solito mi sono incuriosito, ed ho cercato in rete altre informazioni sull'autore oltre a quelle che gia' conoscevo su questo premio Nobel. Per caso mi e' arrivata una newsletter di MicroMega, in cui tra i titoli ce n'era uno proprio su Saramago. Leggendolo ho trovato una notizia assolutamente incredibile, visto che per cambiare riguarda il leader di un partito che ha la "libertà" nel nome e che si vanta di essere un alfiere di questo sostantivo. Saramago ha raccolto i suoi articoli pubblicati nei primi sei mesi della sua attivita' di blogger, in un volume dal titolo "Il Quaderno". I libri di Saramago sono pubblicati in Italia da Einaudi. Questo libro contiene critiche dirette a Silvio Berlusconi. Silvio Berlusconi e' il proprietario della Einaudi. Silvio Berlusconi ha ordinato agli editori di non pubblicare questo libro. Il libro sara' pubblicato dalla Bollati Boringhieri. Io sono rimasto senza parole.
Qui l'articolo di Micromega.


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lunedì, giugno 22, 2009

La settimana scorsa avevo risposto ad un post della vespista, sul piacere di affettare le zucchine a rondelle, dicendo che condividevo in pieno il suo punto di vista. Mia moglie e' ai seggi, per cui la cucina in questi giorni e' a mio completo carico. Ieri ho deciso di fare un piatto di pasta creato sul momento, che partiva dalle zucchine tagliate a rondelle. Fatto e' che abbiamo uno strumento comodissimo, che facendo scorrere avanti ed indietro la zucchina, attraverso una lama produce le rondelle che finiscono nel contenitore sottostante. E' il ritorno che crea qualche problema a me, fatto e' che ad un certo punto mi sono tagliato l'anulare. Niente di che...un taglietto, ma i polpastrelli sono maledettamente irrorati di sangue, per cui ho dovuto mettermi un cerotto per fermare il lento gocciolamento. Stavo pensando che dovevo usare piu' attenzione, visto che non era certo la prima volta che mi tagliavo con l'aggeggio, quando ad un altro ritorno ho sentito un dolore intenso all'indice. Il disappunto si e' concretizzato in una espressione verbale irripetibile, mentre guardandomi la punta del dito mi sono accorto che era diventata innaturalmente piana. Logicamente sanguinava bene, ma il problema e' stato recuperare la fettina di dito tra le zucchine a rondelle. L'ho trovata e tolta, mentre mi incerottavo anche l'indice. Ho finito che sembravo reduce da un incontro tipo fight club per dita. La pasta e' venuta molto buona, mentre anche adesso, guardandomi l'indice impiastricciato di mirra ( che mi porta ad annusarmelo in continuazione), immagino che su quel piano potrebbe atterrare un elicottero, logicamente delle dovute proporzioni......


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venerdì, giugno 19, 2009

DELIRIO DEL VENERDI

Capita di provare quella sensazione forte, di avere qualche cosa di profondo, di filosofico da dire, di avere il quadro perfettamente dipinto nella mente e nell'anima, ma di essere incapaci di darne la giusta raffigurazione all'esterno. Magari ne esce una tela piacevole alla vista, che a chi guarda puo' aggradare, ma che noi disconosciamo assolutamente, perche' anche se carina, non e' quello che volevamo far vedere. Cosi' chiaro nella mente, e cosi' irrapresentabile con le parole, almeno con quelle uscite. Cosi' si ha l'impressione di avere tanto di inespresso, che fatichiamo a comunicare. E' che noi umani siamo complessi, e le parole, per quanto potenti, non sono mai sufficienti. Quello che vorremmo esprimere, forse riusciremmo meglio a rappresentarlo anche con il corpo, con una carezza, un sorriso, un sospiro, un lampo negli occhi, un bacio, un movimento delle mani, un atteggiamento di tutto noi. In fondo il desiderio di toccarsi, solo per essere piu' vicini, e' da sempre un desiderio forte. Ed ultimamente ho questo nella testa, ed e' una tela grande, molto colorata, ma che inevitabilmente queste parole non riescono a rappresentare. Per spiegarvi quello che penso dovrei proprio vedervi e toccarvi.


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mercoledì, giugno 17, 2009

LA LATIFOGLIA

Vorrei essere un sempreverde,
ed invece sono una latifoglia.
Perdo le foglie,
anche se non e' stagione,
e le rimetto quando capita,
perche' risvegliarsi e' necessario,
e non ha bisogno del calendario.
Ma gli inverni spogliato,
anche se accecato dal solstizio,
hanno il buio di un giorno nebbioso,
e le primavere d'inverno,
hanno la luce di un sole estivo.
Vorrei essere un sempreverde,
perche' io sto sveglio,
anche quando perdo le foglie.
Non posso nemmeno addormentarmi
per sfuggire questa nudita'.

12/06/2009


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martedì, giugno 16, 2009

Il ventilconvettore, che espelle aria fresca nel tentativo di sedare il calore spropositato, genera un sottofondo a cui ci si abitua presto. E' quando quel sottofondo viene a mancare che ci si rende conto di quanto fosse rumoroso. L'abitudine stempera tutto. Ci si abitua alle cose non piacevoli, come a quelle piacevoli, al punto da non farci piu' caso. E' quando improvvisamente smettono che proviamo sollievo o dispiacere, ma sempre legati alla meraviglia. Ci stupiamo di quanto l'abitudine avesse appiattito ogni cosa, nel bene e nel male. E se il suo effetto sulle negativita' e' salvifico, nelle positivita' e' deleterio, portandoci ad assumere cio' che ci viene donato come quasi dovuto. E' un equilibrio che andrebbe violato, ma non e' per niente facile, soprattutto per gli abitudinari.


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lunedì, giugno 15, 2009

Stamattina nel campo c'erano 4 gazze. Oramai i piccoli sono adulti, era un convivio familiare. Una lepre mi ha attraversato la strada spaventatissima, probabilmente non pensava fossi cosi' veloce, con l'auto. Un airone bianco mi ha guardato dal lato del canale. Aveva una espressione, se un airone puo' avere un' espressione, assolutamente indifferente, come se prendesse nota del mio passaggio, ma fosse un fatto trascurabile. Anche gli aironi mi ignorano, ma la lepre no.


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venerdì, giugno 12, 2009

DELIRIO DEL VENERDI

Tre calendari da tavolo, gli occhi a cercare l'anno, meno evidente del mese, perche' il mese si perde nell'anno, ed il giorno si perde nel mese, ma l'anno si dovrebbe conoscerlo a priori, a meno che non ci si risvegli da un coma di durata imprecisata. Come un lungo sonno, perche' dormendo il tempo passa ma non ne abbiamo coscienza, mentre immagini assolutamente fantastiche, seppur legate a noi da un filo indistruttibile, ci sollevano o ci affondano. La capacita' di costruire una realta' credibile e fruibile, ma nel contempo incredibile ed astratta, e' un dono non da poco. Una sorta di fede che ci porta a credere che i sogni possano trasformarsi in progetti e poi si possano realizzare. Ed allora eccoci, certo chi piu', chi meno, a costruirci i nostri voli pindarici, in cui ci beiamo dell'incredibile successo, o di una inaspettata fortuna, di un amore impossibile o di una gioia perenne. E coloriamo le nostre gesta, in liriche visive piene di noi, come eroi immortali che lasciano un segno indelebile nella storia. Ma poi bisogna atterrare, ad un certo punto bisogna tornare a terra, ad una certa ora del giorno, che si perde nel mese, affondato in un anno disperso in una vita. E ci accontentiamo di tracciare qualche segno sul nostro albero, in attesa di poter ripartire con il sorriso del volo.


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giovedì, giugno 11, 2009

SENTO IL SENTIRE

Sento o forse non e' un sentire.
Un attimo, una sensazione,
non e' dolore ne' gioia, ma fa male,
un leggero dolore soffuso come nebbia,
persistente come un odore sulle mani.

Forse non e' sentire, ma sento.
Calore disperso nei polmoni,
come il bruciore dopo una corsa al gelo,
ma sono seduto e non guardo niente,
soprattutto non penso.

Sentire o forse non sento.
Un ignoto invisibile sostanzioso,
che dentro me si espande,
seppure inesistente, senza rappresentazione,
se non la sensazione.

Forse non sento, ma e' sentire.
Infilo le mani divaricando lo sterno,
estraggo la massa enorme
visualizzandola con fede,
e respiro anche se gli occhi non vedono.

Continuo a sentire.

21/02/2008


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